La grande bellezza

Poste, It

Caro Salvatore,
la prossima volta che qualcuno di voi, dopo aver trascorso due giorni nella Capitale ospite del sottoscritto, si azzarderà a ricordarmi quanto sono fortunato a vivere nella città più bella del mondo, penso che non risponderò delle mie azioni. Prima che tu possa blandire il residuo senso di tolleranza che si ostina a sopravvivere tra i rami secchi della mia lucidità, oserei spiegarti due o tre concetti che evidentemente sono impenetrabili alla tua impermeabile coscienza. Prima di tutto dovresti ricordarti la banale differenza tra “turista” e “cittadino”.

Il turista, che saresti tu quando vieni a Roma a trovarmi, è un recipiente vuoto pronto ad accogliere qualunque stimolo possa riempirlo d’emozione. E’ una questione di disposizione d’animo: è vuoto di pensieri, preoccupazioni, ansie. Non ha orari da rispettare, incombenze da compiere, seccature da sbrigare. E’ fuori dal suo contesto naturale, una spugna bramosa di assorbire tutto ciò che è estraneo alla propria monotona quotidianità. E’ un drogato d’emozioni che si meraviglia di ogni cosa, balza gaudioso da un monumento all’altro, da un gelato all’altro, da una fotografia all’altra… Il suo cervello seleziona naturalmente ciò che è bello, sensazionale, nuovo, scartando come inessenziali e superflui alcuni dettagli che arrivano talmente blandi alla matrice del cervello da risultare assolutamente irrilevanti ai fini di un qualsiasi onesto giudizio sulla vivibilità della città visitata.

Quello che voglio farti comprendere è questo: Roma è bellissima, ma non è vivibile.
E’ come un meraviglioso frutto che non puoi mangiare senza farti del male. E’ una città fatta a misura di turista, di studente, di milionario: al turista manca la drammaticità del tempo, allo studente le responsabilità del presente, al milionario la precarietà del quotidiano. Al di fuori di queste categorie, sei un normale cittadino, e quindi sei spacciato.

Non è tanto il fatto che se vuoi prenderti un caffè con un amico devi programmare l’incontro sull’agenda due settimane prima, calcolando poi sulla mappa un punto preciso della città dove potrete incontrarvi senza recriminare sul fatto che uno dei due è uscito di casa mezz’ora prima dell’altro per arrivare puntuale…

Non è tanto il fatto che per arrivare al lavoro puntuale devi alzarti prima che sorga il sole, perché sai che se sei fortunato ti ci vorranno settanta minuti buoni…

Non è tanto il fatto che per arrivarci devi entrare in un vagone della metropolitana dove sono spiaccicati l’uno sull’altro quaranta persone in uno spazio che ne può contenere al massimo quindici, cercando di attingere alle residue scorte di ossigeno che fanno capolino ad ogni successiva fermata quando si aprono le porte…

Non è tanto il fatto che di linee di metropolitana ce ne sono soltanto 2, contro le 16 di Parigi, le 11 di Londra e le 15 di Berlino…

Non è tanto il fatto che oltre alla metropolitana quasi sempre devi prendere almeno un altro mezzo, a scelta fra treno cittadino, tram e autobus…

Non è tanto il fatto che il treno cittadino arriva puntualmente in ritardo, ospita mediamente il doppio dei passeggeri per cui è stato progettato, versa in condizioni da terzo mondo e procede con il lento incedere di un pachiderma sbronzo…

Non è tanto il fatto che il tram, già di per sé facilmente superabile da un podista appena allenato, è infaustamente soggetto a repentini guasti…

Non è tanto il fatto che l’autobus non ha orari, nel senso che arriva quando arriva, e quando arriva è talmente stracolmo di gente che o entri eliminando fisicamente qualcuno, o ti aggrappi al paraurti in stile Fantozzi, o devi aspettare il successivo, che arriverà verosimilmente in abominevole ritardo…

Non è tanto il fatto che se decidi di prendere l’auto per risparmiarti l’odissea dei mezzi, sai con certezza che rimarrai bloccato sulla tangenziale, o sul raccordo, o su una qualsiasi strada che è stata militarmente occupata da altri sfigati che hanno avuto la tua stessa idea, rischiando di passare un’intera mattinata a imprecare in greco ortodosso mentre le tue vie respiratorie accolgono col sorriso il potenziale tumore ai polmoni gratuitamente offerto dai tubi di scarico…

Non è tanto il fatto che quando cadono due gocce, il traffico si paralizza, e che tu abbia preso metropolitana (allagata), autobus (bloccato), tram (guasto), treno (soppresso) o auto non hai più scampo…

Non è tanto il fatto che una volta ogni due settimane, puntuale come un orologio, arriva lo sciopero dei mezzi che ti costringe a prendere l’auto o a pagare metà del tuo stipendio settimanale per arrivare al lavoro in taxi…

Non è tanto il fatto che se i metalmeccanici di Rovigo o gli autotrasportatori di Oristano o le parrucchiere di Canicattì decidono di protestare per le loro condizioni salariali, organizzano un’imponente manifestazione di protesta a Roma, paralizzando di fatto il traffico già imbarazzato di suo…

Non è tanto il fatto che questa vita rende tutti isterici, pazzi alla guida, egoisti e incattiviti, e quando arrivi a casa vivo, sano e con l’auto intatta devi ringraziare per il miracolo…

Non è tanto il fatto che quando torni a casa alle otto di sera non hai il tempo, né la voglia, né le forze, di riannodare i fili della tua esistenza per crearne un qualsiasi origami di bellezza che dia senso al tuo stare al mondo…

E’ tutto questo vissuto insieme, nella stessa giornata, ogni singolo giorno di ogni singola settimana della tua preziosissima vita… Sono le tre ore quotidiane passate sui mezzi di trasporto, il caos informe, la puzza di sudore, l’eterna angoscia del tic tac dell’orologio incorporato nel cervello, la concentrazione che devi tenere desta alle sette di mattina per non farti scippare alla stazione… E’ il senso di vuoto che ti dà aspettare per 45 minuti un autobus che non arriva mai, mentre la pioggia squarcia il tuo ombrello di carta e non puoi evitare di inumidire i calzini inevitabilmente sprofondati in un’invisibile pozzanghera…

E credimi, caro Salvatore: guardare con la coda dell’occhio, tutti i giorni, la maestosità del Colosseo, mentre la tua faccia è spiaccicata al finestrino dell’autobus stracolmo, dove stai in piedi da mezz’ora in precario equilibrio tra il tuo senso di vomito e l’irragionevole speranza che lo spazio vitale attorno a te raggiunga una proporzione tale da poter tornare a farti sentire un essere umano, non è di alcuna consolazione…

Questa grande bellezza, che mi passa accanto quotidianamente, muta e strafottente, altera ed immutabile, ignara e seducente, in quelle ore d’oblio dei sensi impegnati strenuamente a sopravvivere, la baratterei volentieri per una noiosa calma, priva di magnificenza ma pregna di civiltà. Perché in quei momenti rimpiango te, la malinconica vuotezza di cui ti lamenti, l’imperscrutabile grigiore della provincia, quelle giornate piatte e pallide in cui, dopo una soporifera passeggiata di cinque minuti per andare e tornare da lavoro, ti concedi, inconsapevole ed estatico, di contemplare da un angolo remoto del Belvedere, quell’assurdo spettacolo così distante e placido che è il tramonto del sole sul mare di Sicilia.

Carlo,
7 aprile 2012

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3 risposte a La grande bellezza

  1. orazio ha detto:

    Caro Carlo, vorrei risponderti dicendoti che sicuramente Roma è Roma nei suoi pregi e difetti ma senz’altro è meglio della monotona Sicilia, bella ma manca di tutto…

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    • ilpostinocieco ha detto:

      Caro Orazio, ho appena ricevuto un sms in formato telegramma da Carlo, ritiratosi in un isolotto sperduto del Pacifico. Te lo trascrivo: “Ritirato in monotono isolotto. Stop. Sto guardando monotono tramonto sul mare. Stop. C’è un monotono silenzio. Stop. Stasera monotona cena in spiaggia immerso in monotona quiete. Stop. Mi aspetta un lungo e monotono riposo sotto monotone stelle. Stop. Sarei felice, ma qui manca tutto. Stop. Manca il caos, il traffico, lo stress, l’inquinamento. Stop. Come vi invidio. Stop. Segue risata.”

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  2. marco81m ha detto:

    Dopo aver letto, apprezzo ulteriormente la bellezza del mio paese e la comodità del mio stile di vita. Capisco adesso che chi vive con disagio e stress gli spostamenti quotidiani per recarsi al lavoro, della bellezza del Colosseo ci fa poco e niente. Dalle nostre parti chi trova un impiego a 1h di strada da casa é abbastanza sacrificato, perché pensiamo che quel povero cristo pur di lavorare si accolla di alzarsi 1h prima e fare tanti km pur di lavorare. Caro Orazio, leggendo la lettera mi sembra di capire che a Roma trovarsi ad 1h di strada dal luogo di lavoro sia la regola. E forse devi anche sentirti un privilegiato.

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