Finestre immacolate

No Mail Today

Caro tesoruccio,
ti scrivo dalla zona divano nella quale mi hai confinato stanotte dopo la litigata furiosa di ieri sera. Ebbene sì, lo ammetto, ho esagerato. Non avrei dovuto accusarti di insensibilità coniugale, apatia domestica e permalosità diffusa. Ti sarai chiesta il perché della mia insofferenza crescente, sfociata in questa ingiustificata rabbia. Ecco, è presto detto: hai sposato un idiota.
L’idiota (che chiamerò così da ora in poi, riferendomi alla mia persona) tre giorni fa è tonato a casa prima del solito, e avendo un’oretta a disposizione prima che sua moglie rientrasse, ha pensato bene di compiere un gesto che sarebbe costato fatica al suo ego pigro e pressappochista, rivestendolo così dell’aura mistica che ha il sacrificio disinteressato. Ha deciso, insomma, di pulire le finestre della cucina. Pensava che sacrificando quei venti minuti scarsi della sua vita per fare qualcosa che avrebbe fatto piacere alla moglie, esautorandola da un compito che ai suoi occhi di rude maschio della foresta refrattario alle pulizie domestiche appariva titanico e noiosissimo, avrebbe dimostrato il suo amore per lei, in una maniera diversa da quella in cui era solito dimostrarglielo.

Il povero sciocco, inizialmente, era animato dalle migliori intenzioni. Il suo, devi credermi, era veramente un gesto d’amore. Immaginava la gioia della moglie – che nei giorni scorsi si era lamentata di non aver mai tempo per pulire le finestre, e di soffrire nel vederle così sporche – al rientro a casa. Pregustava quel preciso momento in cui i suoi occhi si accendono d’incanto, brillando come una supernova nel buio di una notte senza stelle, quell’accensione improvvisa che solo il combustibile dello stupore sa iniettare nello sguardo di una donna grata. Non pensava a ricompense, perché gli sarebbe bastato lo sguardo innamorato di sua moglie. Da buon idiota, si illudeva che quel gesto fosse veramente disinteressato, ma la maschera ha fatto presto a cadere. Quando lei, tornando a casa, è entrata in cucina e non si è accorta di niente.

Lui se ne stava lì, beato come i migliori fessi, a leggere il giornale in soggiorno con le orecchie drizzate pronte a captare un miagolio di piacere della consorte, che si sarebbe gettata per sempre grata tra le sue braccia dopo aver constatato l’impresa compiuta dal marito, armato di pezza e detersivo. Ma dalla cucina non è pervenuto alcun cenno di gratitudine. Ha provato, l’idiota, a indirizzare lo sguardo della moglie verso la finestra…
“Guarda che bel tramonto, tesoro…”
“Non ti sembra che il palazzo di fronte sia troppo sporco?”
“Per favore, mi chiuderesti la finestra, che con questa arietta rischio di risvegliarmi acciaccato domani mattina?”
Ma lei niente. Ha ammirato il tramonto, ha osservato il palazzo di fronte, ha chiuso la finestra. Senza alcun commento sulla pulizia dei vetri. Inizialmente l’idiota ha pensato che fosse troppo stanca per accorgersene. Poi si è fatta largo, nel suo cervellino costipato, l’idea che la moglie si fosse accorta delle finestre pulite ma che avesse deciso di tacere per mettere alla prova il marito palesandogli il fatto che quella che lui considerava un’impresa degna di lode altro non era che un gesto dovuto, non più meritevole di elogio del ricordarsi di tirare lo sciacquone dopo essere stati in bagno.

E così l’idiota ha ingaggiato una lotta furibonda per impedire al suo ego ferito di dire esplicitamente alla moglie ciò che aveva fatto, per carpire finalmente l’encomio che gli spettava di diritto. “Tesoro, hai visto che ho pulito le finestre???” Eccolo qui, il marito caritatevole e disinteressato: altri non è che un bambino pretenzioso che fa il bravo per essere lodato, gongolando nella sua pretesa bontà d’animo. Inutile dirti che, trattenendo a fatica l’urgenza di rivelarle tutto, l’idiota ha trasformato il suo corpo in una pentola a pressione. Più passavano le ore più cresceva l’inquietudine, e ogni parola della moglie che non riguardasse le finestre diventava ostile, inutile, insopportabile. E cresceva, come un’edera sul muro, il risentimento. Si impadroniva di tutto, soffocava l’iniziale carità, copriva qualsiasi intenzione di gratuità. Fino a farlo scoppiare, ieri sera, costringendolo a riversarle addosso colpe non sue. Perché lui, il marito perfetto che aveva addirittura pulito le finestre per amore della moglie, era un incompreso che non veniva mai gratificato per i suoi innumerevoli sacrifici coniugali.

Ecco tutto, ora sai. Ero nervoso perché non mi avevi ringraziato per aver pulito le finestre della cucina. E mi è toccata una fatica immensa ammetterlo con me stesso, perché siamo come quelle finestre. Per quanto ci sforziamo di pulirle, continueranno a sporcarsi. Si sporcheranno delle nostre miserie, dei nostri vizi, dei nostri difetti, dei nostri peccati. Quotidianamente. E se ci dimentichiamo di pulirle, lo sporco crescerà e renderà opaco ciò che era trasparente, e offuscato ciò che era limpido. Perciò ti chiedo di perdonarmi. Pretendevo di essere una finestra immacolata, ma non lo sono.

Tuo marito, l’idiota
23 gennaio 1987

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Una risposta a Finestre immacolate

  1. Marco ha detto:

    “Se cercate la gratitudine degli uomini avete già ricevuto la vostra ricompensa” parola più parola meno ma il senso é quello!

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