Genova

The Herald Mail Box

Caro Eugenio,
dopo le ridicole accuse che mi hai mosso, sono costretto a scriverti per parlarti di un diffuso gruppo di individui che tu dovresti conoscere bene, i paladini dell’ipocrisia 2.0. Trattasi di specie diffusissima sui social network e specializzata nel moralizzare il malcapitato di turno con giudizi inappellabili e condivisi sulla sua presunta insensibilità riguardo a eventi da cui dicono di sentirsi profondamente toccati.

Quelli che appena c’è qualche calamità naturale o tragedia listano a lutto il proprio profilo facebook… quelli che I love New York ma solo dopo l’11 settembre… sono genovese almeno finché non mi dimentico del nubifragio… amo L’Aquila anche se fino a prima del terremoto nemmeno sapevo dove fosse… Ed è tutto un proliferare di link su “la tv censura la tragedia” “le verità nascoste che nessuno vi mostra” “intervista esclusiva al bambino tirato fuori dal fango.” E giù ad elencare il triste stato di prostrazione in cui si trovano dopo aver letto simili notizie. Mi ricordano gli ipocriti del Vangelo di Matteo (6, 1-6) che quando devono fare l’elemosina “suonano la tromba nelle sinagoghe per essere lodati” e quando pregano lo fanno “ritti negli angoli delle piazze, per essere visti”. Ma se i nostri paladini si limitassero a suonare le trombe, sarebbe niente. Anch’io ci sono cascato in passato e ognuno è libero di suonare quello che vuole purché non faccia del male all’orecchio altrui. Il problema è che i nostri paladini travalicano con orgogliosa baldanza il confine che divide il diritto di esprimersi dal dovere di farlo, atteggiandosi a implacabili giudici pronti a inondarti di vagonate di sensi di colpa a buon mercato (sempre e solo sui social network, ovviamente).

E quindi se anche tu non listi il tuo profilo facebook a lutto, dimostri incontrovertibilmente la tua indifferenza… se osi postare nei giorni della tragedia il link di un video di una partita di calcio, sei un insensibile cialtrone… se non fai almeno un commento su twitter su quanto sei rimasto profondamente scosso da quello che è accaduto, sei un mostro… se in quei giorni vieni licenziato e lasciato dalla moglie e ferito a una gamba e osi lasciarti andare alla tua amarezza con un post di una frase in cui, con modi pacati e tono dimesso, azzardi di aver vissuto giorni migliori, vieni immediatamente crocifisso, perché “con che diritto ti lamenti dei tuoi ridicoli contrattempi quando migliaia di famiglie sono state messe in ginocchio da bla bla bla bla bla bla?” L’unica strategia per salvarsi dalle critiche sarebbe il silenzio, ma anche quello viene interpretato come evidente emblema di colpevole disinteresse.

E allora, se non vuoi essere tacciato di menefreghismo, egocentrismo, snobismo e neonazismo non ti rimane altro da fare che accodarti al coro unanime di lamentazioni, urla isteriche, dolori incalcolabili sbandierati ai quattro venti perché “il mondo deve sapere quanto io soffro nel vedere in televisione quelle povere vittime portate via dal tifone o dal terremoto o dalla guerra o dall’inondazione.” Che poi il loro lancinante dolore condiviso si riduca, spesso e volentieri, a un post pubblicato su facebook e a nulla più (toh… forse a voler esagerare ai due euro donati tramite cellulare) non interessa a nessuno. E non interessa a nessuno sapere che io, che mantengo sul mio profilo una foto sorridente, che non ho ritwittato nessuna abusata banalità e che vengo accusato di avere un cuore insensibile alle calamità che non mi riguarderebbero, ho passato gli ultimi tre giorni in quel posto di cui si chiacchiera tanto su internet, a lavorare per la Croce Rossa per rendere meno tristi i giorni di chi quel dolore l’ha vissuto sulla propria pelle, e non su un divano col pc tra le gambe a sparare sentenze e frasi strappalacrime.

Questo per dirti, caro Eugenio, che m’importa meno di zero se tu, dopo che ho avuto l’ardire di pubblicare il video di uno sketch comico per bambini per far ridere un po’ mio figlio dopo che sono tornato a casa da Genova, hai commentato che invece di pensare a queste idiozie, avrei dovuto mostrare un po’ di sensibilità per la popolazione colpita dalla catastrofe. Ti ringrazio per il pensiero. E’ importante sapere che ci sono tante persone interessate alla tua sensibilità e pronte a offrirti preziosi consigli su come dovresti gestire le tue emozioni o la presunta mancanza di esse. Perciò continua pure a puntare il tuo ditino moralizzatore, ignaro che ci siano persone che piangono, soffrono, pregano e agiscono in silenzio, senza bisogno di strombazzare la propria solidarietà in pubblica piazza.

Francesco, operatore della Croce Rossa
16 novembre 2014

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