Parigi in guerra

Kissin' mail box

Cara Cécile,
in queste ore di angoscia il mio pensiero non può che andare a te. A Parigi. L’ultima volta che ci siamo sentiti, mi dicevi che pensavi di essere al sicuro. Pensavi che il terrore avrebbe solo lambito le nostre vite, rimanendo sul ciglio, sull’uscio, abbastanza vicino da poterlo vedere, abbastanza lontano da non farci toccare; a un passo da noi, ma non in noi. Misere illusioni. Persone come me e te muoiono per strada… persone come me e te sono asserragliate in casa… nelle città europee aleggia un senso d’impotenza diffuso… Ora anche a Parigi ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, e la parola libertà è un vestito di cui ci hanno spogliato, un abito indossato così a lungo da darci l’illusione che fosse una seconda pelle.

Qui arrivano notizie frammentate. La città sembra ormai definitivamente perduta, in mano a Hitler e alla follia nazista. Nessuno, in Europa, si sente più al sicuro. E non so che darei per volare lì da te e stringerti, rassicurarti, dirti che questa follia passerà, che il sonno della ragione non potrà prevalere, alla fine. Ma l’unica cosa che posso fare adesso è scriverti, sapendo che forse – Dio non voglia – forse questa lettera non ti arriverà mai. Se lo faccio è perché, nell’ora in cui le nostre paure sembrano prendere il sopravvento, non bisogna perdere la speranza. Proprio ieri il generale De Gaulle ha parlato ai microfoni di Radio Londra. Ho trascritto le sue parole, e te le riporto qui perché anche tu possa ascoltarle, farle tue, diffonderle:

“Ma l’ultima parola è stata detta? La speranza deve svanire? La sconfitta è definitiva? No! […] Credete a me, a me che vi parlo con cognizione di causa, ed affermo che nulla è perduto per la Francia. […] Perché la Francia non è sola! Non è sola! Non è sola! […] Questa guerra non è limitata allo sfortunato territorio del nostro Paese. Questa guerra è una guerra mondiale. Tutte le responsabilità, tutti i ritardi, tutte le sofferenze non impediscono la possibilità di far ricorso a tutti i mezzi che vi sono nell’universo, necessari a schiacciare un giorno i nostri nemici. […] Qualunque cosa accada, la fiamma della Resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà.”

Resisti Cécile, fallo per tutti quelli che ti amano, fallo per l’amore che ci lega. Ti abbraccio, e sogno di rivederti, un giorno, a Parigi. Ci parleremo faccia a faccia, senza più paura. Seduti a un tavolo del ristorantino di Rue de La Fontaine, come una volta. A sorridere chiacchierando di futuro e amenità. Liberi come eravamo. Liberi come dovremmo sempre essere.

Thomas,
19 giugno 1940

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